Lo so, il tasto per aprire il menu non funziona. Purtroppo è un problema piuttosto complicato da risolvere per me, ci metterò un po' a capire come fare. Intanto, in alternativa, potete usare la modalità desktop.

Qualche mattina fa ero in cantina, a rifocillare quegli scatoloni affamati di ricordi in cui custodisco tutti i piccoli oggetti che sono stati testimoni delle varie peripezie della mia vita, divenuti lo scrigno di un’emozione. Stavo stipando in quelle scatole ormai straripanti gli ultimi cimeli, raccolti durante il mio girovagare estivo.

Ho sorriso.

Un sorriso libero e vivo è nato nel mio cuore, raggiungendo tramite ignoti percorsi le mie labbra, curvandole con potentissima dolcezza.

Una inspiegabile felicità, quella effimera intensa irrefrenabile naturale, vera, ha attraversato le mie membra facendomi realizzare solo dopo qualche secondo che sì, era finalmente giunto il segnale decisivo: sarebbe stata ora di tornare a scrivere e a sentire, a sentire e a scrivere, a leggere e a vibrare, a sentire e vibrare.

Quindi ora scrivo, finalmente di nuovo travolto da quell’esigenza, quell’istinto implacabile, quella tensione di curiosità e fame che a fatica recupero ora e che cominciavo a temere di aver completamente perso dopo mesi di quarantena trascorsi a programmare questo sito e un’estate di scarse letture. Scrivo di quella che se fosse una musica (e poeticamente si potrebbe anche immaginare come tale, vedi di seguito) sarebbe la colonna sonora dei miei ultimi mesi.

Come sempre il nesso fra i paragrafi in questo luogo virtuale chiamato tommi punto space è confuso e affatto chiaro ma.

Questa cosa chiamata memoria, come poi un po’ tutte le cose d’altronde, è una favolosa illusione di concetto semplice e chiaro, dietro cui si celano misteri e domande affascinanti e preziosi. Aggiungendo cose cosine, atipici souvenir a quel marasma di oggetti gettati in contenitore con l’etichetta dell’anno in cui sono stati riempiti, inevitabilmente mi trovo a rovistare fra la magia che costituisce la rappresentazione materiale di quella che definirei la storia delle mie emozioni, ma che possiamo per semplicità definire, appunto, memoria.

La pietra coperta di zolfo raccolta fra i percorsi delle centrali geotermiche intorno a Larderello in gita nel 2016, la mia prima penna stilografica regalatami dalla mamma in prima elementare (Waterman rosso ferrari), il biglietto del primo concerto a cui abbia mai partecipato (Green Day, arena di Nimes, luglio 2013) si mescolano e convivono armoniosamente accanto alle svariate lettere di friendzone delle amabili fanciulle di cui mi irribediabilmente mi invaghii negli anni, il pass “PRESS” (all’epoca, titoli importanti (ovviamente pseudo-fasulli)) di EXPO 2015 e i lacci del primo modello di Etnies che conservai come un tesoro nonostante distrutte, finché non si giunse alla conclusione che forse era il momento di darle via.

La memoria è quel luogo non luogo in cui giacciono abbandonate, letteralmente in oblio, tutte quelle soavi visioni che, associate al sapore dell’atmostera, a un luogo e a una data, formano quel miracoloso coso (che poi chiamarlo “ente” mi parrebbe troppo autorevole, di certo sparando cavolate usando termini autorevoli sarei un imbecille, ma se non sparassi cavolate potrei anche cominciare ad utilizzarli) chiamato ricordo.

Allora comincio come sempre, ma per una volta con una scusa relativamente valida, a vagare perdendomi nell’universo di domande che lo stupore di queste suggestioni mi dona, quali

  • dove si trova la memoria
  • cos’è la memoria
  • cos’è un ricordo
  • cosa vuol dire ricordare
  • come si fa a ricordare
  • come si fa a dimenticare / come funziona il non ricordarsi (ma al riguardo ho letto qualcosa in Freud quindi un’idea la ho)
  • quanti GB (TB) di capacità ha la memoria umana
  • la memoria è condizionata da chi siamo, come?
  • Eternal Sunshine of the Spotless Mind (e simili (anche se di opere di livello simile a questa ne esistono poche assai))
  • dove nascono i ricordi - quale qualità deve avere un esperienza per diventare/rimanere un ricordo

e poi evito di andare avanti perché c’è il mio filosofo preferito Aby Warburg (anche se in realtà è più in filologo) che facendo ragionamenti del genere ne è uscito matto, ammalandosi di schizofrenia e morendo poco dopo.

Studiare la sua geniale figura, prima e unica nella storia per le peculiarità delle sue ricerche, mi ha aiutato a scoperchiare quella pentola a pressione in cui si stavano accumulando e comprimendo troppi interrogarivi di cui fino a quest’estate (o meglio, fino all’esame di Filosofia dell’Ingegneria) avevo bellamente ignorato il fischio.

Si narra che quest’uomo straordinario, primogenito di una prosperosissima famiglia di banchieri, un giorno, seduto al fianco del fratello minore su una spiaggia dell’Isola d’Elba, propose di cedergli l’eredità dell’intero impero economico della famiglia, alla condizione che il fratello comprasse tutti i libri che Aby avesse mai potuto chiedere.

Dopo l’ovvia risposta affermativa del fratello, quella mente geniale sfruttò fino in fondo l’accordo stipulato e cominciò a acquistare talmente tanti volumi che conte Monaldo spostati, per di più in duplice copia: una veniva riposta nell’mmensa biblioteca di Amburgo ed un’altra scomposta e smembrata in modo che le sue pagine potessero essere accostate e collegate a quelle di altri volumi.

André Malraux nel suo studio, mentre confronta e osserva diverse opere d’arte
Ho trascorso venti minuti per ritrovare quest’immagine bellissima che avevo intravisto tempo fa per poi scoprire che non si tratta di Aby Warburg, ma di André Malraux, inventore del Museo Immaginario

Con l’avvento della prima guerra mondiale, i suoi discepoli, preoccupati per la sorte di quella sterminata fonte di cultura e conoscenza, ma soprattutto per la salute del professore, presero un’immensa chiatta e trasferirono a Londra la biblioteca, che ora è il fighissimo Warburg Institute.

Quello che lascia Aby Warburg al mondo, oltre all’aura magica e affascinante della sua figura, a suo modo rivoluzionaria, è l’Atlas Mnemosyne, l’Atlante della Memoria, in cui magicamente (ma veramente, da lasciare a bocca aperta) si svela quell’eterno ritorno del presente così complessamente teorizzato e spiegato (si fa per dire, quello che scrive è assolutamente incomprensibile) da quell’altro matto di Nietzsche.

Partire dall’angolo di un quadro di Monet e tornare indietro fino all’arte greca, ripercorrere all’inverso, non tanto la storia dell’arte, ma piuttosto la storia delle emozioni e del sentire umano. L’arte di Aby Warburg si intreccia con la filologia e la filosofia, intersecate con studi di antropologia e psicanalisi. La memoria diventa un pozzo di sentimenti da cui solo un secchio alla volta può esser raccolto, ma che è pieno di litri e litri di sapere, conoscenza, collegamenti fra episodi che solo uno studio di ciò che si cela dietro l’apparente immagine che rievochiamo normalmente.

Sono troppo frammentato per poter scrivere un articolo monografico sulla memoria, le sue forme e le sue interpretazioni, ma posso definirmi affascinato dalle possibilità che la mente umana offre, non solo scontrandosi con le idee esterne ad essa, ma riscoprendo e ritrovando sé stessa riavvolgendo il filo del tempo.

Oggi è l’undici settembre ed è totalmente casuale che io scriva di memoria proprio in questo giorno. Ciò che rende miracoloso questo strumento che separa le orecchie è che ci permette di tornare indietro nel tempo e conoscere, capire e evitare errori. Ho già scritto di quanto sia rimasto sconvolto dalla potenza della storia come lezione di vita e di evoluzione del genere umano, ma divento rempre più convinto che non si possa andare avanti senza aver mai guardato indietro, che non si possa costruire il futuro senza attingere al mirabile dono della memoria.


Se volete gasarvi e tremare, farvi scuotere fino in fondo da quello che fa impazzire di curiosità me, basta ascoltare il mitico Massimo Cacciari:



Unrelated

Alcune note finali, come sempre

  • Questo è l’ultimo, al massimo il penultimo, articolo che avrò scritto prima di eliminare totalmente i miei account sui social media. Ci sono tante tante motivazioni strettamente collegate fra loro per cui ho deciso di farlo, sto scrivendo un Manifesto che le riassuma. Vi suggerirei quindi (anche se sono di parte) di iscrivervi alla newsletter, presto sarà l’unico mezzo, oltre a questo sito, con cui comunicherò al mio grande minuscolo pubblico.
  • Se siete curiosi di sapere già le motivazioni qui ho disordinatamente raccolto alcuni miei appunti sulla questione e questo è un documentario che dovreste assolutamente guardare, è uscito un paio di giorni fa.
  • Ho apportato alcune modifiche e piccoli miglioramenti al sito, cui il tasto back-to-top (le freccette gialle a destra) e una migliore interfaccia. Lo storico delle modifiche è qui.
  • Gradualmente, sto trasferendo sul sito tutto ciò che normalmente condividerei sui social. Continuo ad aggiornare e ad aggiungere cose ne La Marmellata. Se avete suggerimenti, scrivetemi o aprite un issue.
  • Questa cosa del sito si sta rivelando molto più time-consuming di quanto mi fossi immaginato, per esempio per concludere e pubblicare qui restando in linea con la mia schedule sto rinunciando ad un tuffo al mare con mio papà, che volentieri avrei fatto. Potrebbe essere che con l’inizio dell’università il mio percorso di uscita dai social e aggiornamento del sito rallenti drasticamente, ma di sicuro entro fine 2020 non esisterà più un xplosionmind su Instagram né un Tommi Boom su Facebook.
  • Forse nei prossimi mesi nascerà un podcast.
  • Come sempre, se commentate o mi scrivete cosa pensate, sono molto felice. Ancora di più se condividete. Mi sono accorto che probabilmente c’è un problemino con il sistema per gestire i commenti, darò un’occhiata nelle prossime settimane.

suggerisci modifica o correzione

Condividi

Commenti