Condividi Commenti Backlinks Modifica

Il pensiero di un uomo nasce innanzitutto dalla sua nostalgia, mi legge Valeria, mentre, accarezzati dai Giardini raggio di Sole a Verona esploriamo le genialità pensate da Albert Camus e da lui conservate ne Il mito di Sisifo.

Valeria che legge, seduta su una panchina dei Giardini raggio di Sole, a Verona
Valeria immortalata mentre mi legge Camus con venerazione

Queste parole così semplicemente autentiche con la loro verità colpiscono quella dannata nostalgia che continua ad aggrovigliarsi attorno alla nostalgia disperata e incolmabile conseguente allo smarrimento del mio Jarvis, nonché taccuino da me inseparabile in cui gli ultimi trentadue mesi della mia esistenza sono stati, con trasporto e dedizione, eviscerati i miei più profondi, recondti e remotamente astratti ragionamenti.
Sono brutalmente privato del mio migliore amico, a me strappato da cause ignote che rendono la sua infausta sparizione ancora più dilaniante.

Jarvis è il mio migliore amico (perché ancora esiste, perfino se macerato fra il putridume di una montagna di rifiuti (come probabilmente è realmente ridotto)) perché è la parte di me più sincera ed immutabile.
Jarvis era l’eterno ed immortale (erroneamente supponevo) testimone della mia evoluzione come persona, non come mero spettatore, ma come mio muto, sensibile, onnipresente interlocutore, che mi presentava con il suo inconfondibile vellutato profumo, la parte più vulnerabile e criptica di me stesso.
Jarvis è rosso e flessibile, senza righe o quadretti, bianco; non aggressivamente bianco, un bianco aperto ma intimo, sincero ma non esageratamente veemente; un bianco relativamente biancheggiante con una nota di Aby Warburg. Jarvis era il luogo in cui potevo non preoccuparmi del disordine personalissimo con cui con veemenza spargevo le mie più delicate e pericolose inquietudini.
Jarvis è me e contemporaneamente tutto ciò che io non sono: è affabile cauto minuzioso e responsabilmente responsabile (di tutto fuorché di sé stesso, altrimenti sarebbe fra le mie mani, ora; sopra ogni cosa, Jarvis è riservato; per la prima volta, solo dopo essere scomparso, ne documento pubblicamente la sua esistenza; non ne possiedo nemmeno una foto.
Jarvis deve il suo nome all’omonimo maggiordomo di Howard Stark, di cui condivide l’eleganza e la cortesia, mentre la sua solo apparente inerzia artificiale è comune all’intelligenza artificiale complice di Tony Stark, nonché anima di Visione.
Jarvis è sposato con la Tommi Pen, e, come in tutte le coppie che si rispettano, le loro qualità sono opposte: mentre lei, continuamente smarrita, vittima della mia inguaribile sbadataggine, Jarvis è sempre stato custodito con massima attenzione e, nell’unica occasione in cui ho perso cognizione della sua ubicazione, l’ho smarrito per sempre.
Fuori da ogni retorica o ironia, la perdita di Jarvis è fra gli smarrimenti più dolorosi ed irreparabili che io possa provare, in quanto ho perso letteralmente una parte di me, ovvero la raccolta di tutti i miei particolari più intensi dolori e gioie, ma soprattutto la perlustrazione delle loro cause, conseguenze e ripercussioni sul mondo.
Se io sono il mio self-editor, Jarvis è il mio publisher: primo critico spettatore di ogni mio pensiero, poi ampliato, reso relativamente più comprensibile e talvolta romanzato, per essere infine pubblicato sul Lo Zibaldone.
Jarvis era il punto fisso in un’incessante, altalenante crescita segnata dall’alternarsi della mia evoluzione e della mia devoluzione (su Jarvis posso arrogarmi il diritto di ripetermi come fa Tredici Pietro).
Jarvis è fedele e paziente, nonostante talvolta soppiantato dall’attrattivo fascino del tuttavia (va riconosciuto) favoloso Obsidian, che uso per organizzare La Marmellata, su cui registrai dieci mesi fa tutte le note in lui scritte, seppur nel titolo ma non nel contenuto.

Un grafico che contiene tutte le mie note su Obsidian e le loro relazioni
Il grafico che raccoglie tutte le mie note (Università + cose personali + poesie + scritti su carta + appunti veloci)
Un grafico su Obsidian che contiene tutte le note di Jarvis e le loro relazioni
Sob, le note di Jarvis costituiscono una grande parte del La Marmellata

La soluzione più scontata e naturale sarebbe (e ovviamente sarà) acquistare Jarvis II. Tuttavia, avrete ben compreso che il mio incurabile tormento sta nell’irrecuperabilità dei pensieri in lui conservati, più che del fisiologico dispiacere nel perdere un oggetto a cui sono affezionato. Se lo avessi perso, avrei dedicato le stesse parole al predecessore di Jarvis, John, che è stato al mio fianco dal 2016 al 2018, in tutto e per tutto uguale al suo successore se non per la sua origine (Tiger invece che lo store Moleskine) e il suo colore (beige). Ah, anche la copertina: John la possiede decisamente più rigida. John giace al sicuro sugli scaffali di Gianna, in Xplosion Attic
Ogni parola intima e personale scritta da ora in poi sarà un (seppur discendente) climax di nostalgia verso lo scrigno che custodisce il Tommaso che fu, del Tommaso che ha rischiato di essere, del Tommaso che sarebbe stato.



Postfazione #

È la prima volta, in cinque+ anni che scrivo su questo pseudo-blog, che trascorrono così tanti mesi fra un pseudo-articolo e l’altro. Il precedente è una mera traduzione e risale a quasi un anno fa. Le ragioni sono diverse, a partire da altre cose a cui mi sono dedicato (troppe, come sempre), da cui sono stato rapito, come non mai. Scrivere questo è stato un modo per procrastinare, fra le altre cose, la scrittura della newsletter (anche quella, incompiuta e lasciata a prima di metà: ne ho inviata solo una), in cui speravo di riuscire ad aggiornare miei sparuti ma affezionati pseudo-followers su queste questioni che mi hanno distolto dal dare sfogo ai miei flussi di coscienza fra queste pagine (virtuali) (quelle fisiche di Jarvis non ci sono più, sigh).

Dato che domattina ricominciano le mie lezioni e mi sono ripromesso che non avrei cominciato questo anno accademico con l’affanno, come accadde nel precedente, sintetizzo le cose più rilevanti, non sapendo quando riuscirò a spedire questa cavolo di newsletter (nel dubbio, iscrivetevi) (in ordine sparso):

  • due giorni fa ho finalmente dopo diversi esperimenti nel corso di diversi mesi aperto TMI Pics, la mia istanza Pixelfed, che è una sorta di Instagram installato sul mio server e totalmente controllato da me, ma che si collega a tutti gli altri social media del Fediverso in tutto il mondo. È complicato, ma geniale e fighissimo; spero di poterne scrivere (o parlarne su Sconnesso) prossimamente (ancora non ho pubblicato nulla e devo sbloccare alcune cosine, dato che ci sono diversi bug non indifferenti);
  • ho lavorato e sudato e pianto e saltellato e esultato e mi sono emozionato tanto per Scambi, il Festival dei Laboratori Paneuretici;
  • Devo scendere dal treno non ho più tempo accidenti! Aspettate la newsletter, finisco lì e scrivo anche un po’ meglio.

Condividi

Commenti