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Consegna:

Indicare in un post come il concetto legato al termine assegnato faccia la sua presenza nei dialoghi di Platone (è necessario riportare una breve citazione e per questo si consiglia di consultare il sito ousia.it). Si ricorda che non è necessario che il termine compaia in maniera esplicita ma che la sua “essenza” sia chiaramente intuibile.



Il tema del valore, argomento fondamentale di questo blog, è trasversale e di fondamentale importanza nell’intera filosofia di Platone. In particolare, affronterò ora come questa tematica si realzioni a una delle sue opere più importanti e conosciute.



Nella Repubblica, il filosofo greco idealizza una società perfetta, delineando con grande studio e precisione le sue classi e la sua organizzazione. Qui di seguito una sintetizzatione schematica di questa, tratta da Wikipedia:

  • Classe dei lavoratori (popolo)
    • caratteristica: la temperanza (σωφροσύνη)
    • parte dell’anima: “concupiscibile” (ἐπιθυμητική)
  • Classe dei guardiani (φύλακες o guerrieri)
    • caratteristica: il coraggio (ἀνδρεία)
    • parte dell’anima: “irascibile” o “passionale” (θυμοειδής)
  • Classe governativa (re-filosofi)
    • caratteristica: saggezza (σοφία)
    • parte dell’anima: “razionale” (λογιστική)


Il grande tema attorno a cui ruotano i dieci libri che compongono l’opera è la giustizia. Questa è affidata principalmente alla classe governativa, menzionata nell’elenco precedente, su cui mi concentrerò.

Le qualità fondamentali del governatore nella Polis platonica sono saggezza, razionalità e senso di giustizia. Come si rapportano queste al valore? Come l’uomo dimostra il suo valore applicandole?

Un passo in particolare, tratto dal II Libro, credo possa esprimere al meglio i fondamenti del concetto:

L’estrema ingiustizia infatti è di passar per giusto senza esserlo. Si deve pertanto dare al perfetto ingiusto l’ingiustizia più perfetta, e non s’ha a negargliela, ma si ha a lasciare che commettendo egli le più grandi iniquità si procacci insieme la più bella fama di giustizia, e che se scivola sia capace di rizzarsi e sia sufficente parlando a persuadere quando mai si propali qualche sua marachella, e a usar la violenza ove di violenza sia bisogno, col suo coraggio, col suo valore e con l’esser provvisto di amici e di denaro. […] Bisogna anzi il parere toglierlo via. Poiché se parrà giusto ne avrà premi ed onori, appunto perchè pare tale; e allora non si sa più se egli sia giusto per la giustizia o per questi premi ed onori. Si deve denudarlo pertanto di ogni cosa che non sia la giustizia e renderlo tale da essere nella condizione opposta di quel primo.

Il valore del governante filosofo sta dunque nell’essere giusto nei confronti dei più ingiusti, garantendo loro la massima oggettività nel giudizio, privandolo dunque di ogni aiuto che possa condizionare la sua condizione.


Ecco dunque come l’apoteosi dell’integrità del valore umano si mostra nella figura del filosofo, che antepone a ogni proprio desiderio e volontà personale la razionalità e la giustizia.

Si può allora concludere che il valore platonico è strettamente determinato dall’oggettività e dall’onestà intellettuale dell’individuo nello svolgere il proprio compito all’interno della propria polis.

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