Consegna:

Indicare e commentare come il concetto sotto indagine sia presente in un fatto di cronaca.



È difficile raccontare e analizzare una notizia riuscendo a non entrare nel dibattito politico sempre collegato alla maggioranza dei fatti di cronaca di interesse nazionale. Tuttavia, mi impegnerò per limitarmi al punto di vista pretamente filosofico, scegliendo di affrontare il grande dibattito e lo scontro politico, che rischiò di sfociare anche in campo legale, in cui fu coinvolto l’ex Ministro dell’InternoMatteo Salviniper averimpeditoai migranti salvati dalle due navi italiane Diciotti e Gregoretti di entrare in Italia.

La domanda fondamentale che vorrei porre è: fino a che punto l’autorità può valere più della vita? Dunque, fin dove può spingersi una persona investita di potere esecutivo nel condizionare il corso di una vita umana?

In questo frangente, il contesto, seppur con innumerevoli variabili dipendenti dal diritto italiano ed internazionale, è semplice: Matteo Salvini decise di esercitare la propria autorità di Ministro dell’Interno per impedire uno sbarco di immigrati clandestini, per mantnere la propria linea di “porti chiusi”, ma soprattutto per attirare l’attenzione internazionale e evitare all’Italia di farsi carico da sola degli oneri dell’accoglienza.

Fino a questo punto, per quanto condivisibile o meno, la decisione va valutata da un punto di vista prettamente legislativo, io non entrerò nel merito (è statamessa al votoin parlamento la possibilità di processare il ministo Salvini). Un ministro, nell’esercizio delle proprie funzioni, deve fare il possibile per garantire una linea politica che sia nel migliore interesse per il proprio paese, ma, ovviamente, cercando di non commettere reati. La situazione diventa complicata ed interessante da analizzare dal punto di vista etico-filosofico inserendo la variabile del tempo: dopo svariati giorni in mare e ben dieci (nel caso della nave Diciotti) bloccati sulla nave, veniva compromessa la salute e la sicurezza delle persone salvate.

In questo caso, quando l’autorità può arrivare a compromettere la vita e la salute di un individuo, è lecito intervenire per limitarla? Chi deve subentrare?

Nel contesto degli sbarchi, in entrambi gli epispdi l’epilogo è stato fortunatamente positivo: i migranti hanno potuto mettere piede a terra, incolumi. Tuttavia, emerge una delicata questione di fondo di natura hobbesiana/machiavelliana: un ministro ha il diritto di infrangere la legge di cui dovrebbe essere incarnazione? La risposta del senato italiano è stata affermativa. Non è stato concesso il diritto al Tribunale di Catania di procedere a processare Matteo Salvini, in quanto il reato contestatogli fu commesso “nell’esercizio delle funzioni di ministro”, dunque come parte dell’attività istituzionale.

Anche sotto il punto di vista del pensiero di Hobbes e Machiavelli il governante deve agire nell’interesse ultimo del proprio paese, in quanto è il solo a conoscere profondamente le finalità e i metodi della propria politica, indipendentemente da incidenti occasionali, come questo. Di conseguenza, chi è al potere non deve curarsi, in un certo senso, dell’opinione pubblica in reazione a un singolo evento, ma mantenere un’immagine autorevole e autoritaria a sufficienza da poter continuare a svolgere il proprio ruolo.

Nel fatto di cronaca in analisi, il Ministro Salvini ha agito esattamente secondo questa linea: pur di mantenere la propria linea di governo e dare un segnale forte a livello internazionale, ha rischiato di compromettere la sua stessa libertà e la salvezza esseri umani.

Qualcuno avrebbe dovuto fermarlo? Chi?

In questo frangente è difficile rispondere, in quanto l’accaduto è singolare e pressoché unico: mettere al voto la possibilità di processare un ministro non è affatto comune, perciò stabilire quali autorità avrebbero dovuto intervenire e se avessero dovuto farlo è complesso, ma quel che è certo è che è necessaria più consapevolezza da parte della popolazione e una più dettagliata conoscenza del diritto internazionale.



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