Tommi Space

Come sto

In un messaggio, dopo molto tempo in cui non ci sentivamo, Johanna mi ha chiesto: come stai?, m’è venuta una risposta che merita di essere salvata. Una sorta di “Ora”.


Io sto come sempre, affannato, e ogni ora che passa per un motivo diverso. Vivo la mia vita con le emozioni e gli ormoni di un 16 enne, Berlino è letteralmente overwhelming e non è my kind of place, ma piano piano mi sto affezionando e sto trovando la mia dimensione. Ho deciso che imparerò a mixare. Non esiste luogo migliore. Vorrei il mio nome d’arte da DJ fosse Puzzolina, ma tuttu me lo stanno bocciando!

Ho una coinquilina delle alture del Golan che fa spesso cene con palestiniani, egiziani, siriani… ascolto storie terribili e cinque minuti dopo cantiamo tuttu insieme.

Fa tanto freddo ma vado in bici lo stesso, unica cosa che a Venezia mi mancava.

Mi manca Venezia! Mi mancate voi!

Sto riflettendo molto sul lavoro, su quanto si stia spostando dietro a un computer e lavorare a contatto con le persone contribuisca a farci impercettibilmente allontanare e chiudere.

Sto riflettendo tanto anche sul mio posto, sul posto di ciascuna individualità in contesti straripanti come questo rispetto a contesti minuscoli come quelli da dove vengo (e, in termini relativi, veniamo).

Sto provando a scrivere, nei buchi privi di stanchezza che ho (quasi nessuno); sono risoluto nel trasformare la mia tesi in un libro di lotta e di decostruzione, provando a non farlo essere un saggio (ci siamo rottu il cazzo c’è pieno di gente che vuole dire la sua) ma un racconto che decostruisca la visione della tecnologia tramite un percorso emotivo, una storia.

Poi sto lavorando e, vabbè, quello è tutt’un altro messaggione che ti risparmio.

Anzi, di tutte queste cose e di quelle che ti andrà di raccontarmi dobbiamo assolutamente parlare quando ci vediamo.

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