Foto davanti a Zattere in una mattina di acqua alta
21 giugno 2021. Una mattina di acqua alta davanti a Zattere

Il muto respiro dei libri penetra l’atmosfera della maestosa soffitta in cui il nostro pensiero fluttua, impregnandosi per osmosi di una sublime curiosità alla quale neppur nolenti sapremmo sfuggire. Non è vero, nota Margherita, in realtà le sfuggiamo troppo spesso: la nostra cupidigia gnoseologica non è stabile, ma un continuo oscillare, o meglio un vibrare, poiché siamo perennemente tesi nel desiderio di conoscenza che riconosciamo essere insaziabile.

Zattere così galleggia, trasportando i propri Curiosi Corsari verso la remota bramata Consapevolezza di ciò che sono e dell’Universo in cui abitano. A differenza dei nostri complementari complici che abitano l’aula verde a qualche centinaio di chilometri da qui, se rimanessimo bloccati qui non ce ne accorgeremmo: il nostro corale peregrinare intellettuale va ben oltre la contingenza fisica in cui siamo intrappolati. Sogniamo della vita così intensamente da dimenticare che stiamo vivendo e
nel momento in cui un’esigenza fisiologica ci riporta alla realtà, costringendoci a muoverci verso la toilette, finalmente possiamo accorgerci della bellezza che ci circonda.

Siamo Belli, belli e forti della nostra ignoranza non indolente, armata fino ai denti di un desiderio di scoperta e speranza, siamo e non sono, perché non ci preoccupiamo di cosa voglio ma di cosa vogliamo. Viviamo e studiamo e viviamo riscaldati dal respiro muto dei libri, in una mutuale ricerca della Consapevolezza, quella dannata, che—fatta eccezione per Giulio e Salvatore residenti in Campo Santa Margherita sopra il Fontego urlate CUMPÀ sotto la loro finestra e vi accoglieranno ben lieti di spiegarvi perché sono un’eccezione (parleranno di neuroscienza e biologia e DARWIN, ermeneuticamente parlando)—dannatissima, dicevamo, più cerchiamo e meno troviamo.

Foto all’interno di Zattere
Unica foto in mio possesso—di bellezza discutibile—dell’interno di Zattere

Reciprocamente ci stimoliamo scontrandoci in agguerrite rispettose conversazioni che raramente non mutano in metafisiche e riescono a concludersi entro poche decine di minuti. Ci nutriamo di Relazioni e di Spritz di Spritz e di Relazioni, che esordiscono ma non si limitano ad un incontro fortuito, ah ciao tu sei l’amico del coinquilino di Genoveffa ci siamo beccati due sere fa al Morion, ma si intrecciano e si ritrovano continuamente, infittendo sempre di più il tessuto di quel caldo maglione che Venezia indossa quando si colora di vita.

Non trascorriamo le nostre intere giornate a studiare, ma quello che studiamo ci accompagna secondo per secondo minuto per minuto nella nostra vita e non esiste un antidoto per guarirci dal philosophical thinkering, cous cous con Aristotele, colazione con Marx, tisana con Kuhn e un paio di Negroni naturalmente con Pasolini. Proprio lui, lo renderemmo fiero, il Corsaro Capo, rifiutando e fuggendo dall’edonismo pragmatico, aspirando alla Curiosa Consapevolezza di chi intende Conoscere senza secondi fini.

Non siamo pirati, ma Corsari: deprediamo le navi dei vigliacchi egoisti indifferenti sventolando la nostra bandiera del pluralismo costruito con l’impegno, la dedizione, lo studio, l’amore—inutile proseguire la lista di sostantivi tremendamente cliché, seppur funzionali a questo anelito dialettico di positività e wholesomeness.

Sogniamo e dialoghiamo e dialogando esploriamo ed esplorando inciampiamo e inciampando cambiamo idea ma cambiando idea siamo sempre gioiosi di essere noi, una inarrestabile ciurma che fa delle individuali finitezza e insufficienza la propria più grande e imbattibile forza da Curiosi Corsari Consapevoli—nel mar dei Sargassi nella laguna veneta sopra una zattera fatta di assi dentro a Zattere come dei matti.

Una foto di Terri che sorride dalla sua postazione di studio a Zattere
Nel frattempo Marghe è andata via e andando a salutare Terri l’ho sfruttata come modella per mostrare la postazione studio standard a Zattere (gran bell’astuccio)




Ho genuinamente sofferto l’abbandono del mio tanto amato Poli,
ho fortemente dubitato e continuo meno frequentemente a dubitare della mia scelta,
ho dovuto aspettare due anni prima di trovare la forza ed il coraggio di diventare orgoglioso e soddisfatto di essere qui, studiare questo, con queste persone.
Devo ringraziare di cuore la dolce Margherita, a cui tornando dal bagno ho detto è bellissimo. È bellissimo vederci qui, insieme, per aver saputo rispondere: avevi scritto la stessa cosa per il Politecnico, facendomi rendere conto che è il momento di scrivere la versione veneziana de L’Avanguardia (tendo ad arrogarmi diritti platonici, mettendo in bocca di altri quello che voglio dire io, ma non in questo caso).
È difficile raccontare in modo astratto romanzato pressoché vaneggiante il feeling dell’essere a Zattere a studiare senza aggiungere qualche paragrafo sul PISE, il più vituperato corso di laurea a Ca’ Foscari, nonché la mia facoltà; a tempo debito (magari post-lauream, se ci arriveremo), con la giusta ispirazione, pubblicherò anche la mia filosofia sull’approccio a questo corso particolare ma favoloso—se preso per il verso giusto.

Foto in silhouette di un tipo che si gira una sigaretta all’uscita di Zattere mentre piove con il sole
7 ottobre 2021. Un tipo si gira una sigaretta all’uscita di Zattere, mentre piove con il sole
Foto i Chiara che si copre gli occhi con lo sfondo di un tramonto a Zattere
23 novembre 2021. Chiara succube della mia overwhelmingness si perde un favoloso tramonto da Zattere

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